Mio figlio picchiato mentre dormiva sul treno

Sono allibito! È ancora questo il mio stato d’animo dopo tre giorni dall’accadimento di un fatto che mi ha sconvolto.
Sono padre di un ragazzo di 18 anni che, come altri suoi coetanei, si è recato a Bellinzona per festeggiare l’ultimo giorno di carnevale.      
             
Non credo sia stata l’unica persona ad esagerare col bere quella sera e, nonostante il suo stato alterato, è riuscito a prendere il treno verso le sei di mattina per far ritorno a casa. La sua “ grave colpa” è stata quella di addormentarsi così pesantemente da non riuscire a svegliarsi nemmeno quando, alla stazione di Chiasso, una ragazza e un ragazzo sul treno con lui hanno provato a scuoterlo, ma non c’è stato niente da fare.

È così rimasto sul treno che è ripartito per Bellinzona, dove si è fermato per consentire la pulizia dei vagoni. A quel punto è stato visto dall’addetto alle pulizie che ha avvisato la Polizia Ferroviaria; quest’ultima, a sua volta, ha richiesto l’intervento della Polizia Comunale di Bellinzona. I due agenti comunali sono saliti sul treno, hanno ammanettato mio figlio e lo hanno in seguito riempito di botte spaccandogli la faccia fino a farlo svenire, adducendo come motivazione del loro intervento un’aggressione da parte di mio figlio che, alla vista degli agenti, avrebbe assalito uno dei due prendendolo per il collo e sferrandogli un pugno sul mento.
Pretendo delle spiegazioni su come mai dal referto medico relativo agli agenti, lettomi dal comandante della Polizia Comunale di Bellinzona, risulta esclusivamente una contusione al costato ad uno dei due e nessun altro segno.
Compiuto questo ignobile sfogo di violenza, i due agenti hanno portato mio figlio privo di coscienza alla Gendarmeria Cantonale di Bellinzona dove è stato scaraventato in una cella con il sangue che gli colava di bocca. È stato anche ripreso duramente perché aveva sputato il sangue per terra, ma gli unici due bicchieri presenti in un angolo di quella cella, che gli era stata presentata come sala d’aspetto, erano colmi di feci di un precedente ospite.
Nessuno si è preoccupato di chiamare un medico, di farlo visitare… e in quelle condizioni gli hanno fatto firmare il verbale ( che evidentemente lui non era in grado nemmeno di leggere), da cui risulta che mio figlio aveva un tasso di alcolemia pari a 1,6‰. Tra l’altro, come mai l’hanno sottoposto a questa prova visto che viaggiava in treno? Questi sono a grandi linee i fatti riportati sia dal caporale della Polizia Cantonale che ha redatto il verbale, sia dal comandante della Polizia Comunale di Bellinzona, interpellati dal sottoscritto con lo scopo di capire cosa fosse successo.
L’unico ricordo di mio figlio, prima di svenire, è che si trovava sul sedile bloccato con le manette ai polsi dietro la schiena. Ha tentato invano di far passare le mani sotto i piedi per proteggersi la testa dai colpi che gli venivano inferti con tanta bestialità, ma non è riuscito ad evitare che due sedicenti “ tutori dell’ordine pubblico” gli massacrassero il viso.
Premetto che prima di scrivere questa lettera è stata mia premura interpellare le autorità coinvolte, al fine di avere un quadro più obiettivo delle circostanze, anche perché a mio figlio sono stati concessi solo pochi attimi di coscienza, non sufficienti per rendersi conto della realtà degli avvenimenti.
Vorrei ora pormi alcune domande per riflettere sul metodo utilizzato per far scendere dal treno un ragazzo di 18 anni, del peso di 55 chili, reduce dal carnevale e profondamente addormentato.
Non ho la presunzione di giungere alla verità assoluta su quell’infausto giorno di mercoledì 25 febbraio, anche se come cittadino e genitore questo diritto forse l’avrei.
Chi mi spiega come può un ragazzo così ubriaco da non svegliarsi nemmeno ai ripetuti richiami dei suoi compagni, così addormentato da non accorgersi di essere su un treno fermo che stanno pulendo e nella stazione sbagliata, di colpo, con uno scatto felino, prendere per il collo un agente pronto e addestrato e sferrargli un pugno sul mento tale da provocare una reazione così devastante? Dalla visita medica all’agente, peraltro, di questo colpo non risulta traccia alcuna… Mi chiedo che bisogno ci sia di pestare a sangue un ragazzo dopo che è stato ammanettato. Quale crudeltà porta a prenderlo per il collo, spaccargli il labbro, colpirlo ripetutamente fino a rovinargli il naso e la fronte, rompergli i vasi sanguigni dell’occhio sinistro col rischio di caduta della retina? Qui sì che sono evidenti i segni lasciati! Mio figlio ha trascorso i giorni successivi al pestaggio tra ospedali, radiografie, TAC e visite specialistiche; per non parlare del suo stato psicologico! Le affermazioni dell’agente sulla presunta aggressione da parte di mio figlio non trovano, al contrario, nessuna conferma tangibile.
Mi domando com’è possibile dopo aver ridotto un ragazzo in quello stato, sotto shock, sottoporgli semplicemente un verbale per la firma e dirgli di andarsene senza nemmeno accompagnarlo al pronto soccorso.
Ma dove siamo arrivati? È questa la società democratica in cui viviamo, dove per “ invitare” un ragazzo che dorme a scendere dal treno lo si deve riempire di botte fino a sfiguralo? Mio figlio non è un delinquente, non è un ricercato, non ha precedenti penali, da dodici anni è attivo in un’associazione giovanile, è conosciuto da tutti nel nostro comune come un bravo ragazzo e ottiene buoni risultati a scuola.
Adesso cosa gli dico? Come gli spiego perché è potuta succedere una cosa tanto inconcepibile? Per di più gli ho imposto io di prendere i mezzi pubblici quella sera e me ne sento in colpa.
Con quale convinzione gli parlerò in futuro del rispetto della legge se i suoi più “ degni” rappresentanti la esercitano abusando del loro potere? Sono profondamente triste e amareggiato, a stento riesco a reprimere la mia rabbia per l’assurdità di questa vicenda.
È questo l’agire delle nostre forze dell’ordine? Qual è l’intento, l’insegnamento dei due poliziotti? Attraverso queste lezioni di violenza, espressa in maniera così infame, i nostri figli cresceranno più educati e corretti e si confronteranno con degli adulti migliori che potranno fungere da modello? Ringrazio i solerti agenti della Polizia Comunale di Bellinzona per aver costretto mio figlio a vivere un’esperienza così distruttiva; spero solo non venga lasciata loro la possibilità di usare ancora e su altri questi metodi. Persone di questo genere, a mio avviso, non onorano la divisa che portano e vanno sollevate immediatamente dal loro incarico, visto il modo indegno con cui ricoprono il loro ruolo.
Attenzione gente… se prendete i mezzi pubblici non bevete… potreste addormentarvi !

LETTERA FIRMATA

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